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CANNAPALUSTRE
ISOLAMENTO NATURALE

La canna palustre è una delle più diffuse graminacee nostrane; è presente ovunque in Italia, in particolare lungo il Po, sulle coste dell’alto Adriatico, negli stagni del Campidano, nella Maremma toscana. In queste zone nel corso dei secoli  ha dato vita a tipologie costruttive, oggi purtroppo scarsamente conservate in edilizia, che sono testimonianze preziose di una cultura del costruire strettamente legata alle risorse locali.

Cannapalustre – La storia

I primi esempi di forme abitative realizzate in canna, con caratteri che accomunano le tradizioni costruttive di popoli sparsi su tutto il pianeta, si hanno a partire dai Sumeri, che insieme agli antichi Egizi e agli abitanti del fiume Indo, sono considerati la prima civiltà urbana e di grandi agricoltori. La tecnica, nota con il nome di Mudhif e utilizzata ancora oggi, nacque nella regione della Mesopotamia meridionale (l’odierno Iraq sud-orientale) e consiste in una particolare legatura dei fasci di canne.

Nei millenni successivi a ogni latitudine del globo, o quasi, si hanno testimonianze di costruzioni formate da canne tenute insieme da corde, strutture in pietra o in legno coperte di strati di graticci e argilla, canne o stuoie, o con coperture in canne su strati in terra battuta; è però nei palazzi nobiliari e nelle grandi dimore di campagna di 4-500 anni che la canna palustre è protagonista assoluta delle architetture e degli impianti costruttivi. Anche teatri storici e chiese presentano in moltissimi casi volte leggere, dette anche volte «in cannucciato» molto diffuse grazie in particolare alla facilità di realizzazione e spesso decorate con affreschi e stucchi di pregio a conferirgli un valore artistico.

Cannapalustre – Le caratteristiche

Le caratteristiche che hanno riportato in voga nell’edilizia contemporanea questo straordinario materiale considerato, a ragione, tra i più ecologici per l’isolamento termo-acustico sono molteplici: innanzitutto non teme l’umidità e resiste al fuoco; è inoltre igroscopico (assorbe l’umidità), traspirante, resistente all’attacco dei roditori, delle muffe e alla marciscenza.
Oltre a queste qualità, va sottolineato che è nel connubio con altri materiali che offre soluzioni sostenibili e all’avanguardia

Il connubio perfetto è quello con un biocomposto di calce e canapulo mineralizzato. Le canne sono legate insieme a creare pannelli, e una volta intonacate in spessori di almeno 2-3 cm con questo materiale, altamente traspirante ed elastico, il sistema a cappotto che si viene a creare coniuga isolamento a inerzia termica, da cui derivano benefici in termini di benessere e comfort abitativo anche nei mesi caldi.

Tale sistema è applicabile sia alle murature in mattoni che a quelle in pietra, come cappotto interno o esterno all’edifico, come controsoffitto, ma anche come parete divisoria, con una sostenibilità rilevante anche sul piano economico: interventi di questo tipo rientrano nell’ambito del miglioramento dell’efficienza energetica e perciò sono tra quelli detraibili fino al 110% secondo quando previsto dal cosiddetto Ecobonus attualmente in vigore a termini di legge.
Grazie a questa «nuova funzione», e non più come solo materiale da costruzione, la canna palustre risulta oggi tra i materiali più gettonati in edilizia. 

Cannapalustre – Nel restauro

La canna palustre è inoltre un materiale indicato per restauri conservativi.

In molti edifici antichi, costruiti con sistemi intonacati di centinatura lignea e stuoiati di canne è facile riscontrare processi di degrado nei soffitti delle sale. Abbassamenti e fessurazioni dell’intonaco, «scurimento» di porzioni di volta per accumulo igroscopico, o problemi legati a infiltrazioni d’acqua sono estremamente comuni. Eseguire il restauro con le migliori tecnologie disponibili necessita di una perfetta conoscenza delle tecniche e tecnologie costruttive del passato affiancata a una scrupolosa conoscenza preliminare della volta storica, soluzione che necessita di analisi e strumentazioni estremamente complesse. Relativamente più semplici e certamente più diffusi sono gli interventi nei soffitti incannucciati che presentano piccoli avvallamenti localizzati, crepe e fessure, distacchi di porzioni più o meno grandi, in edifici più semplici, che non sono sottoposti a vincoli e tutele. 

Cannapalustre – La camera a canne

La camera a canne, detta anche tecnica dell’incannicciata (o camorcanna, o soffitto/volta in canniccio/cannucciato/ cannicciato/incannucciato, in area emiliana arelle o arellato) è una metodologia costruttiva usata in passato nei fabbricati con solai in legno. Questa soluzione si trova spesso nei piani di sottotetto, il cui solaio di soffittatura non è destinato all’uso e al calpestio, con un cannicciato fissato alle centine e alle assi lignee che costituiscono la struttura principale. Lo stuoiato di canne fa da supporto a un rivestimento finale realizzato con l’applicazione di più strati di intonaco (a base di calce o gesso), in modo da creare una superficie il cui lato inferiore (intradosso) è destinato a essere tinteggiato, affrescato, decorato (a pittura o a stucco).

Potevano essere usate canne palustri del diametro di circa 5 millimetri (una volta private del fogliame di rivestimento): queste venivano accostate e tenute insieme con un intreccio di giunchi flessibili. L’uso di un intonaco di consistenza piuttosto liquida permetteva la penetrazione del materiale tra gli interstizi, in modo da creare una sorta di struttura armata leggera. Con superfici curve, si possono realizzare copertura a volta leggera (detta anche «falsa volta», per l’assenza di materiali litici o laterizi) che non aggrava il peso sulla struttura portante. Volte e soffittature in cameracanna sono molto diffuse in chiese, teatri, dimore signorili, edifici storici e realizzazioni monumentali dell’architettura italiana, già a partire dal Duecento.

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